Il primo corso di formazione per coach della CPC diventa esperienza viva di comunità
Cosa c’è dietro una espressione utilizzata dal coachee?
Un mondo, tutto da esplorare.
Un coach, anche alle prime armi, lo sa benissimo.
Eppure non si smette mai di imparare, di aggiungere nuove prospettive e strumenti che possano aiutare nell’esplorazione di emozioni, valori e credenze del cliente nell’ottica di facilitare il suo processo di crescita e consapevolezza.
Un approccio sistemico che fa dialogare mente, corpo ed emozioni senza dimenticare l’interconnessione con i sistemi esterni, si rivela spesso determinante per il cliente. Sembra quasi che andando in maggiore esplorazione delle parole ed attivando il corpo, il coachee acquisisca nuove chiavi per accedere a mondi inesplorati e costruire un piano di azione coerente con i propri bisogni inascoltati. È così che quello che era solo un rumore di sottofondo, malamente ascoltato e quasi fastidioso, trova il suo spazio per suonare nella sinfonia del quotidiano, divenendo un fattore che influenza in modo funzionale comportamenti, modi di pensare ed emozioni.
Uno degli aspetti più interessanti e umani della Comunità di Pratica di Coaching è la possibilità di incontrarsi e imparare dalla condivisione di competenze e dal confronto con esperienze altrui.
Grazie a professionisti di grande generosità come Mario Maresca, CPC ha potuto offrirci un (per)corso di perfezionamento in coaching per facilitare il cambiamento dentro e fuori di noi.

Con l’obiettivo di “saper cambiare”, siamo partiti con l’esplorazione di linguaggio ed emozioni secondo gli insegnamenti della PNL per arrivare ad alcune tecniche utilizzate nell’utilizzate nella terapia strategica applicabili al coaching, senza mai dimenticare che ciascuno strumento é quanto più potente quanto si adatta al meglio al coachee e alle sue esigenze. Il viaggio è stato intenso e ci ha consentito di sperimentare e confrontarci con una visione allargata e olistica, uscendo dagli schemi e seguendo l’intuizione.

Nelle settimane di corso, abbiamo condiviso riflessioni sulla pratica, casi ed esperienze al fine di consentire a tutti di mettersi alla prova, crescere e ampliare la propria “cassetta degli attrezzi” da utilizzare propriamente all’occorrenza.
E ancora oggi, dopo 3 mesi di chiusura dell’aula, continuiamo a confrontarci ed imparare, con la supervisione di Mario e l’analisi di gruppo di casi che possono essere di interesse comune.
Sono quelle esperienze che ci fanno dire, ogni volta che ci incontriamo: “CPC, place to be”!

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