SAI COME MOTIVARE IL TUO COACHEE?

SAI COME MOTIVARE IL TUO COACHEE?

Che cosa è la motivazione e perché è così importante saperla riconoscere ed attivare in un percorso di coaching c’è lo ha sapientemente spiegato Diego Ingrassia che abbiamo ospitato come trainer all’interno della nostra CPC Milano 4.

Diego ci ha invitato infatti a riflettere come la nostra visione del mondo e il nostro modo di agire e comunicare si basa sulle leve motivazionali e che queste sono influenzate dai nostri valori e da quelli della famiglia e dell’ambiente che ci circonda.

La motivazione dirige quindi la nostra vita, ci attiva il desiderio e la voglia di fare, ci offre energie spendibili ed è sempre orientata al futuro, al soddisfacimento dei nostri desideri e dei nostri bisogni.

Diventa quindi indispensabile in un percorso di coaching saper attivare le leve motivazionali del nostro coachee per farlo spostare dalla situazione di stallo e dì incapacità di superare i problemi in cui si trova. Ma come si fa?

Innanzitutto Diego ci dice che per farle emergere occorre che il Coach sappia “liberare il sogno del suo coachee” creando tutte le condizioni di accoglienza, apertura e fiducia necessarie. Poi stimolarlo attraverso domande mirate, a parlare il più possibile del suo desiderio, della sua prospettiva, scoprendo i suoi interessi, suscitando le sue emozioni e rimandando le sfumature colte dal suo racconto.

Contemporaneamente il Coach dovrà porre attenzione e riconoscere le sue leve motivazionali per evitare il rischio di entrare in confluenza o di generare una incompatibilità comunicativa, nel caso queste siano molto molto diverse dalle sue.

Per facilitarne l’individuazione il Coach può fare riferimento a 6 macro famiglie motivazionali quali:

1. desiderio di sapere

2. desiderio di ottenere vantaggi concreti

3. desiderio di leadership

4. desiderio di armonia

5. desiderio di aiutare gli altri

6. desiderio di ordine e struttura

Questo approccio consente al Coach di cogliere quali sono i principali driver motivazionali e, in presenza di emersione di emozioni da parte del suo coachee, avere la conferma di aver colto quelle veramente importanti per lui.

Diego ci mette infatti in guardia rispetto al rischio di non esprimere le nostre vere motivazioni e bisogni ma quelli considerati “socialmente accettabili” per il bisogno di riconoscimento sociale che tutti noi abbiamo.

La cosa interessante è che le motivazioni possono emergere a partire da qualsiasi argomento anche completamente lontano dal tema che il coachee ci sta portando.

Sappiamo infatti che a volte è utile fargli il cambiare completamente visione e prospettica cambiando il contesto. Ad esempio se il problema è sul lavoro, portarlo a pensare a una situazione nel suo ambito familiare, oppure astrarlo completamente dalla realtà con domande come: ‘se fosse l’ultimo giorno della tua vita come passeresti il tuo tempo in una situazione ideale potendo fare ciò che vuoi?’

Se provate a rispondere a questa domanda potrete constatare quanto le vostre risposte siano legate su vostri valori e quanto questi influenzino le vostre motivazioni, le vostre emozioni profonde e i vostri comportamenti.

La parte interessante è stata la nostra successiva sperimentazione nel “coach the coach” che ci ha fatto percepire la potenza di questo approccio, ma anche diventare consapevoli dei rischi che corriamo come coach di non riconoscere i modelli motivazionali del nostro coachee semplicemente perché diversi dai nostri o di cadere nel tranello delle leve motivazionali socialmente accettabili.

E’ stata per tutte noi una bellissima ed arricchente esperienza che consigliamo a tutti i coach.

Autore Mariella Terlizzi, Facilitatore di CPC Milano 4

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